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Innovazione 4.0 – Re-thinking the future – 17 settembre 2019

Innovazione 4.0 – Re-thinking the future – 17 settembre 2019

E’ andato in scena ieri sera il quarto incontro dedicato al tema “Innovazione 4.0”
 

“Open innovation, un modo di dire, tanti modi di fare”. Così esordisce Raffaella Manzini (Direttore Centro Innovazione Tecnologica e Digitale Liuc Business School of Management) all’incontro Innovazione 4.0, primo appuntamento dopo la pausa estiva della rassegna re-thinking the future. “L’innovazione si sta sempre più aprendo a contributi esterni – sottolinea – ma deve essere declinata in maniera critica su ogni singolo progetto, azienda, settore. Soprattutto, l’open innovation è la creatività applicata al mercato, la capacità di declinarne opportunamente le diverse variabili: governance, partnership, definizione delle fasi e delle forme organizzative”.
Sergio Bertolucci, presidente comitato di indirizzo Bi-Rex e già direttore Computing-Ricerca del CERN di Ginevra: “Dobbiamo partire dal presupposto che oggi nessuno, neanche le aziende più grandi, neanche gli Stati europei più forti, sono grandi abbastanza per imprimere da soli un’accelerata all’innovazione. Per questo c’è bisogno di aprire l’innovazione a competenze trasversali, multiculturali, secondo un modello di bilanciamento delle competenze, collaborazione e review tra pari. In questo senso il CERN di Ginevra è uno degli esperimenti più importanti di open innovation realizzati dall’umanità, che ha restituito innovazioni decisive come l’invenzione del world wide web, che contribuisce oggi ad almeno un terzo dell’economia globale”. Teniamo presente, conclude Bertolucci, “le straordinarie competenze che il sistema-Italia esprime nel campo dell’innovazione, che nella nostra regione stiamo mettendo alla prova attraverso Bi-Rex, un’aggregazione di soggetti pubblico-privati in cui il privato ha un ruolo centrale”.
“Non sottovalutiamo mai l’importanza delle soft skills”, avverte Corrado Carretti, responsabile Technology Scouting di Saes Group, azienda protagonista nella progettazione e commercializzazione di materiali funzionali avanzati.  “L’open innovation è spesso l’unico sistema a disposizione di un’azienda per generare nuovo fatturato, crearsi un brand in nuovi settori e mercati, avere accesso a processi di innovazione tecnologica di altissimo livello. Ma sarebbe un errore focalizzarsi sin dall’inizio su un modello predeterminato. Bisogna farsi trovare pronti a cambiare direzione, sulla base delle risposte del mercato. Bisogna, soprattutto, fare in modo che le persone sappiano lavorare insieme, altrimenti ogni modello, per quanto in teoria promettente, rischia di rivelarsi un fallimento. Spesso la soluzione può consistere nell’acquisire l’intera catena del valore, ma attraverso un approccio graduale, valutando il network, le competenze, la capacità delle persone di lavorare in team e produrre risultati”.
Matteo Mingardi (responsabile dipartimento Innovazione di Pelliconi). “Noi abbiamo la fortuna di essere un’azienda nell’azienda, che porta un contributo strategico in termini di fatturato ma usufruisce di agevolazioni enormi nel momento in cui ci si deve confrontare con i ‘giganti’. Solo in casi estremi consiglio di rivolgersi ai vendor hi-tech, occorre una perfetta rispondenza di visione, obiettivi e una coerenza dimensionale. Le start up sono una risorsa, ma vanno valutate con attenzione: occorre trovare un punto d’incontro tra la propensione all’incertezza dei tecnici d’azienda, che è pari allo zero, con il tasso di incertezza presente in una start up, spesso molto alto. Molto promettenti – conclude Mingardi – sono i progetti che stiamo sviluppando con l’Università, a partire dal Politecnico di Milano. Anche in questo caso, è necessario definire in modo stringente, mi permetterei di dire maniacale, tempi ed obiettivi. Solo in questo modo, anche a prezzo di importanti fallimenti, l’open innovation si può trasformare in un vantaggio concreto e decisivo per l’impresa”.
 

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